{"id":22014,"date":"2023-08-08T13:55:17","date_gmt":"2023-08-08T11:55:17","guid":{"rendered":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/?p=22014"},"modified":"2023-10-17T09:36:09","modified_gmt":"2023-10-17T07:36:09","slug":"zeprion-in-orbita-per-sviluppare-nuovi-farmaci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/zeprion-in-orbita-per-sviluppare-nuovi-farmaci\/","title":{"rendered":"Zeprion: in orbita per sviluppare nuovi farmaci"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;esperimento ZePrion \u00e8 frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge diversi istituti accademici e l\u2019azienda israeliana SpacePharma e vede un fondamentale contributo dell\u2019Italia attraverso l\u2019<strong>Universit\u00e0 degli Studi<\/strong> <strong>di Milano-Bicocca<\/strong>, l\u2019Universit\u00e0 di Trento, la Fondazione Telethon, l\u2019<strong>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)<\/strong>, e l\u2019<strong>Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche<\/strong> (Cnr-Ibba).<\/p>\n<p>Decollato con la missione spaziale robotica di rifornimento NG-19 dalla base di Wallops Island, in Virginia (USA), ZePrion si propone di sfruttare le condizioni di microgravit\u00e0 presenti in orbita per verificare la possibilit\u00e0 di indurre la distruzione di specifiche proteine nella cellula, interferendo con il loro naturale meccanismo di ripiegamento (folding proteico). L\u2019arrivo di NG-19 e Zeprion sulla ISS \u00e8 previsto per venerd\u00ec 4 agosto, quando in Italia saranno all\u2019incirca le 8:00.<\/p>\n<p>Il successo dell\u2019esperimento ZePrion fornirebbe un possibile modo per confermare il meccanismo molecolare alla base di una nuova tecnologia di ricerca farmacologica denominata Pharmacological Protein Inactivation by Folding Intermediate Targeting (PPI-FIT), sviluppata da due ricercatori delle Universit\u00e0 Milano-Bicocca e di Trento e dell\u2019INFN. L\u2019approccio PPI-FIT si basa sull\u2019identificazione di piccole molecole (i ligandi), in grado di unirsi alla proteina che costituisce il bersaglio farmacologico durante il suo processo di ripiegamento spontaneo, evitando cos\u00ec che questa raggiunga la sua forma finale.<\/p>\n<p>\u201cLa capacit\u00e0 di bloccare il ripiegamento di specifiche proteine coinvolte in processi patologici apre la strada allo sviluppo di nuove terapie per malattie attualmente incurabili\u201d, spiega Pietro Faccioli \u2013 professore dell\u2019Universit\u00e0 Milano-Bicocca, ricercatore dell\u2019INFN, coordinatore dell\u2019esperimento e co-inventore della tecnologia PPI-FIT.<\/p>\n<p>Un tassello finora mancante per la validazione della tecnologia \u00e8 la possibilit\u00e0 di ottenere un\u2019immagine ad alta risoluzione del legame tra le piccole molecole terapeutiche e le forme intermedie delle proteine bersaglio (quelle che si manifestano durante il ripiegamento), in grado di confermare in maniera definitiva l\u2019interruzione del processo di ripiegamento stesso. In genere, questo tipo di immagine viene ottenuta analizzando con una tecnica chiamata cristallografia a raggi X cristalli formati dal complesso ligando-proteina. Nel caso degli intermedi proteici, per\u00f2, gli esperimenti necessari non sono realizzabili all\u2019interno dei laboratori sulla Terra, in quanto la gravit\u00e0 genera effetti che interferiscono con la formazione dei cristalli dei corpuscoli composti da ligando e proteina, quando questa non abbia ancora raggiunto la sua forma definitiva. Questo ha spinto le ricercatrici e i ricercatori della collaborazione ZePrion a sfruttare la condizione di microgravit\u00e0 che la Stazione Spaziale Internazionale mette a disposizione.<\/p>\n<p>\u201cEsiste infatti chiara evidenza che la microgravit\u00e0 presente in orbita fornisca condizioni ideali per la creazione di cristalli di proteine\u201d, illustra Emiliano Biasini \u2013 biochimico dell\u2019Universit\u00e0 di Trento e altro co-inventore di PPI-FIT, \u201cma nessun esperimento ha provato fino ad ora a generare cristalli di complessi proteina-ligando in cui la proteina non si trovi in uno stato definitivo\u201d. Esattamente quanto si propone di fare l\u2019esperimento ZePrion, lavorando in modo specifico sulla proteina prionica, balzata tristemente agli onori della cronaca negli anni Novanta durante la crisi del \u2018morbo della mucca pazza\u2019. Questa malattia \u00e8 infatti causata da una forma alterata della proteina prionica chiamata prione, coinvolta in gravi malattie neurodegenerative dette appunto \u2018da prioni\u2019 tra le quali la malattia di Creutzfeld-Jakob o l\u2019insonnia fatale familiare.<\/p>\n<p>\u201cAnche grazie al sostegno di Fondazione Telethon, che da sempre supporta le mie ricerche\u00a0per individuare nuove terapie contro queste malattie, abbiamo l\u2019opportunit\u00e0 di validare del meccanismo di funzionamento della tecnologia PPI-FIT, che potrebbe rappresentare veramente un punto di svolta in questo settore\u201d, aggiunge Biasini.<\/p>\n<p>\u201cIn orbita sar\u00e0 possibile generare cristalli formati da complessi tra una piccola molecola e una forma intermedia della proteina prionica, che in condizioni di gravit\u00e0 \u2018normale\u2019 non sarebbero stabili. Questi cristalli potranno poi essere analizzati utilizzando la radiazione X prodotta con acceleratori di particelle, per fornire una fotografia tridimensionale del complesso con un dettaglio di risoluzione atomico. Campioni non cristallini ottenuti alla SSI verranno inoltre analizzati per Cryo-microscopia Elettronica di trasmissione (Cryo\/EM)\u201d, sottolinea Pietro Roversi \u2013 ricercatore Cnr-Ibba.<\/p>\n<p>ZePrion si compone di un vero e proprio laboratorio biochimico in miniatura (lab-in-a-box) realizzato da SpacePharma, che operer\u00e0 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e verr\u00e0 controllato da remoto. Oltre alla componente italiana, la collaborazione ZePrion si avvale della partecipazione delle scienziate e degli scienziati dell\u2019Universit\u00e0 di Santiago di Compostela.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esperimento ZePrion \u00e8 frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge diversi ist&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":22022,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[44],"tags":[183,536,211,301],"class_list":["post-22014","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","tag-cnr","tag-infn","tag-malattie-neurodegenerative","tag-universita-bicocca"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22014","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22014"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22014\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22021,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22014\/revisions\/22021"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22014"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22014"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lombardialifesciences.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22014"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}