In occasione dell’11 febbraio, Giornata internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, l’Unione europea conferma il proprio impegno per rafforzare la parità di genere nella ricerca e innovazione (R&I), in un contesto che registra segnali incoraggianti ma ancora caratterizzato da squilibri significativi.
I dati più recenti evidenziano una crescita costante della presenza femminile nei settori scientifici e tecnologici. Nel 2024 le donne impiegate come scienziate e ingegnere nell’UE hanno raggiunto quota 7,9 milioni, rispetto ai 3,4 milioni del 2008 e ai 5,2 milioni del 2014, a conferma di un trend positivo nel lungo periodo. Oggi le donne rappresentano il 40,5% della forza lavoro complessiva tra scienziati e ingegneri nell’Unione, con una presenza più elevata nei servizi ad alta intensità di conoscenza (45,1%) e nel settore dei servizi in generale (45,0%).
Permangono tuttavia marcate differenze settoriali e territoriali. Nel comparto manifatturiero la quota femminile si ferma al 22,4%, mentre nelle altre attività economiche si attesta al 23,6%. A livello nazionale, le percentuali più alte si registrano in Lettonia, Danimarca, Estonia e Spagna, mentre quote inferiori al 35% si osservano in Paesi come Finlandia, Ungheria, Lussemburgo, Slovacchia e Germania. Anche sul piano regionale emergono forti disparità, con alcune aree europee in cui le donne sono in maggioranza tra scienziati e ingegneri e altre dove la rappresentanza resta intorno o poco sopra il 30%.
Nonostante i progressi occupazionali, la piena parità nel sistema della ricerca non è ancora raggiunta. Le donne rappresentano il 48% dei dottorati nell’UE, ma costituiscono solo un terzo dei ricercatori e risultano ancora sottorappresentate nei ruoli accademici senior e nelle posizioni decisionali. Persistono inoltre divari salariali, ostacoli alla progressione di carriera e difficoltà legate al bilanciamento tra vita privata e professionale.
Per affrontare queste criticità, l’UE ha attivato un insieme articolato di strumenti. Tra questi, i progetti finanziati per promuovere la parità di genere nelle istituzioni di ricerca, con interventi su governance, reclutamento e politiche di conciliazione; l’introduzione obbligatoria dei Gender Equality Plans (GEP) per università ed enti di ricerca che accedono a Horizon Europe; l’EU Award for Gender Equality Champions, che valorizza le organizzazioni più virtuose; e iniziative dedicate alle discipline STEM, volte a contrastare stereotipi e barriere strutturali che limitano la partecipazione di ragazze e giovani donne.
Il rafforzamento dell’equilibrio di genere nella ricerca e nell’innovazione si conferma così una priorità strategica per lo Spazio europeo della ricerca, nella consapevolezza che l’inclusione e la valorizzazione del talento femminile rappresentano leve fondamentali per affrontare le transizioni verde e digitale e consolidare la competitività europea nel lungo periodo.
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