Un nuovo rapporto guidato da WHO/Europe e Public Health Wales evidenzia come le disuguaglianze nell’accesso alla sanità digitale restino diffuse, soprattutto tra le persone con maggiori bisogni sanitari e barriere linguistiche. Tuttavia, lo stesso studio indica anche che le strategie per affrontarle stanno diventando sempre più chiare.
La revisione ha rilevato che molti utenti continuano a incontrare difficoltà nell’utilizzo dei servizi sanitari digitali a causa di accesso limitato alle tecnologie, scarsa alfabetizzazione digitale e servizi non adeguati a una popolazione diversificata. Inoltre, le differenze infrastrutturali tra regioni rischiano di creare un accesso disomogeneo all’innovazione.
Secondo la direttrice dei sistemi sanitari di WHO/Europe, Natasha Azzopardi-Muscat, l’equità nella sanità digitale non può essere raggiunta con interventi isolati: “Serve un approccio coordinato e sistemico che integri regolamentazione, implementazione e valutazione”.
Il ruolo centrale dell’equità nella trasformazione digitale
Negli ultimi anni, la trasformazione digitale dei sistemi sanitari ha accelerato significativamente, modificando il modo in cui le persone accedono alle informazioni e ai servizi di cura. Tuttavia, senza un’attenzione centrale all’equità, i benefici rischiano di essere distribuiti in modo diseguale.
David Novillo Ortiz, esperto regionale per dati e intelligenza artificiale, sottolinea che l’innovazione fallisce se non raggiunge chi ne ha più bisogno: ad esempio, chi vive in aree rurali senza accesso a connessioni internet veloci resta escluso dalla telemedicina.
Già uno studio del 2022 aveva evidenziato che gruppi vulnerabili – tra cui anziani, persone con disabilità, migranti e individui con basso status socioeconomico – sono quelli che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle tecnologie digitali sanitarie.
Regolamentazione ancora incompleta
La nuova analisi, che ha esaminato 154 studi pubblicati tra il 2015 e il 2024, mostra che l’equità è sempre più citata nelle strategie digitali, ma raramente viene tradotta in standard operativi concreti.
Secondo Alisha Davies, l’integrazione dell’equità nei sistemi normativi, nei processi di implementazione e nei modelli di valutazione resta incoerente. Inoltre, le normative attuali in Europa e negli Stati Uniti si concentrano soprattutto su privacy, sicurezza e responsabilità, trascurando il coinvolgimento diretto delle comunità vulnerabili.
Un’altra criticità riguarda il modo in cui viene affrontato il tema dei bias: l’attenzione si concentra prevalentemente su etnia e genere, mentre fattori come lingua, reddito, posizione geografica e disabilità ricevono meno considerazione. Spesso manca anche una valutazione concreta delle competenze digitali di pazienti e operatori sanitari.
Verso sistemi sanitari digitali più inclusivi
Il rapporto evidenzia che per ridurre le disuguaglianze è necessario integrare l’equità in tutte le fasi dello sviluppo delle tecnologie digitali, adottando un approccio “equity-by-design”.
Tra le principali raccomandazioni emergono:
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un approccio sistemico e coordinato;
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il rafforzamento della governance e della regolamentazione;
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finanziamenti più equi;
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lo sviluppo delle competenze digitali in tutti i settori.
Garantire che la trasformazione digitale porti benefici a tutta la popolazione resta una priorità centrale per l’OMS, nell’ambito del Piano d’azione regionale per la salute digitale 2023–2030 e della strategia globale 2020–2025.
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